Eventi

Primo incontro – lunedì 1 febbraio – istruzione

 

Benvenuti nella nostra Rubirca “Ci Si Vede in Rete”

Un bel gioco di parole, nato da un confronto costruttivo, per trovare il nome da assegnare a questo nuovo servizio: la rubrica on line del CSV di Vicenza “Ci Si Vede in Rete“.

Nei momenti di difficoltà, lo abbiamo detto e scritto molte volte, ciascuno esprime la propria fatica, si evidenziano gli ostacoli personali e di gruppo, emergono le ferite, le cose non risolte, il carattere che ci contraddistingue, l’operatività e i problemi, però la spinta che si genera può essere positiva, di sfida, di creatività. Anche noi, facendo tesoro dell’esperienza, dei percorsi obbligati, di quelli voluti e cercati, abbiamo messo in campo passione, amore, dedizione e speranza. Così abbiamo trovato nuove modalità per ri-allacciare i legami, per favorire il re-innesco dei circoli virtuosi disattivati, per un legame di cura. Già! Tutto passa per la cura, non soltanto sanitaria, ma anche sociale.

Ecco allora nascere l’esigenza di una nuova immagine, per gli incontri e i racconti on line, dove coinvolgere alcuni di voi insieme a tanti ospiti.

Ci siamo quindi, è nata la rubrica “CSVede in Rete” e presto riceverete tanti aggiornamenti, perchè a partire da febbraio avvieremo gli incontri e apriremo un blog dedicato, collegato al sito del CSV, e una sezione nella nostra newsletter.

Restate connessi!

Mario Palano, presidente
Maria Rita Dal Molin, direttore

 


 

LARA BISIN

44 anni, due figli adolescenti, una laurea in Biotecnologie Agro-Industriali, un Master in Business Sustainability Management e successivi corsi di specializzazione in ambito regolatorio e in Jobleader Project management – inizia a frequentare operativamente dal 2014 Confindustria Vicenza, associazione privata, senza scopo di lucro, che rappresenta, tutela e assiste le imprese industriali e le imprese produttrici di beni e servizi nei rapporti con le istituzioni, le amministrazioni, le organizzazioni economiche, politiche, sindacali e con ogni altra componente della società. Coinvolgiamo Lara in CSV – Ci Si Vede in rete in quanto Delegata Scuola e Coordinatrice della Commissione Scuola di Confindustria Vicenza, ruolo che ricopre dal 2017 accanto a molti altri.

“Nel sistema di rappresentanza di Confindustria Vicenza è inserita, tra gli altri, la Commissione Scuola, che ho il privilegio di coordinare – afferma Bisin -, che racchiude un gruppo molto coeso di imprenditori che dedicano parte del loro tempo ai rapporti con le scuole, dalle primarie alle secondarie di secondo grado. Il nostro obiettivo è quello di diffondere la cultura di impresa e l’importanza della formazione tecnico–scientifica nei ragazzi e ragazze della scuola primaria fino a quelli che dopo l’esame di maturità affronteranno il mondo del lavoro o completeranno il percorso di formazione con gli ITS o l’Università. Dedichiamo molto del nostro tempo nel dialogo diretto con gli studenti e con i loro docenti, pilastro imprescindibile della crescita del nostro paese. Non dimentichiamo l’importanza delle competenze trasversali o soft skills nella formazione dei nostri giovani”.

Lara, in “CSV – Ci Si Vede in rete” parleremo di istruzione. Come si sta muovendo Confindustria in questo ambito, soprattutto in un anno così “surreale e complicato”?

Anche in questo anno complicato – anzi, soprattutto in questo anno complicato aggiungerei – abbiamo cercato di mantenere vivo e operativo l’appoggio e la collaborazione con le scuole della provincia per dare un contributo all’orientamento dei ragazzi che si trovano ad affrontare scelte importanti di vita (quali studi intraprendere per i prossimi cinque anni? Quali prospettive lavorative ci potranno essere? Quali sono le competenze richieste?) in un momento storico messo in difficoltà dalla pandemia. Già in tempi “normali” non è facile affrontare certe decisioni con la giusta serenità e gli strumenti adeguati. Ora più che mai, pertanto, le ragazze e i ragazzi delle scuole medie, i loro genitori e anche i loro insegnanti, hanno necessità di non sentirsi soli in questo percorso di orientamento tanto delicato e al contempo affascinante per le prospettive che pone dinanzi.

Su cosa crede sia urgente lavorare, quindi?

Quello su cui puntiamo è promuovere nei giovani “l’ascolto dei loro talenti”, così da mettere a fuoco dentro di sé quali possano essere, e successivamente metterli a frutto con decisione e impegno.

Nell’incontro avrà modo di dialogare con Davide Travaglini, di “Non Dalla Guerra”, Associazione giovanile indipendente che organizza campi di volontariato in Medio Oriente, promuove percorsi di sensibilizzazione nelle scuole sui temi delle guerre e delle migrazioni, crede nell’educazione alla pace che parte dal basso, dalla società civile e dal mondo della scuola. Europa e Medio Oriente, due mondi apparentemente distanti. Lei crede che, di fondo, i bisogni – soprattutto educativi – siano gli stessi?

L’opportunità di dialogare assieme a Davide Travaglini la colgo con grande entusiasmo. È senz’altro necessario premettere che i piani di partenza sono decisamente differenti (Medio Oriente – Italia, UE) per situazioni contingenti e altro, tuttavia le tematiche legate all’aspetto educativo e alla necessità di un’istruzione completa e diffusa tra le giovani generazioni sono – a mio avviso – un filo conduttore comune. Si potrebbe in qualche modo parlare di “giovani del mondo” ai quali è nostra responsabilità (nostra intesa come genitori, cittadini, rappresentanti di associazioni e di istituzioni) fornire le opportunità di crescita e di sviluppo anche in ambito di istruzione per formare le “competenze di cittadino” che saranno poi spendibili in ogni dove (al lavoro, nello studio, in famiglia, nella società).

 


 

DAVIDE TRAVAGLINI

Classe ’97, ha in tasca un diploma di tecnico agrario, una laurea in Scienze Politiche, Relazioni Internazionali e Diritti Umani nel 2019 con una tesi sulla ricostruzione della Bosnia dopo gli accordi di pace, e attualmente frequenta il corso magistrale internazionale Human Rights and Multilevel Governance all’Università di Padova. Lo interpelliamo per CSV – Ci Si Vede in rete, in quanto responsabile sensibilizzazione per Non Dalla Guerra, associazione di promozione sociale giovanile indipendente con sede a Vicenza, la cui principale missione è educare alla pace attraverso molti progetti e attività: campi di volontariato in Medio Oriente, percorsi di sensibilizzazione nelle scuole sui temi delle guerre e delle migrazioni, sostegno alle comunità più bisognose in Giordania con progetti di scolarizzazione e di aiuto umanitario. Davide ne fa parte come socio attivo dal 2018.

“Come giovani ci spendiamo in tutto questo perché siamo convinti che il dialogo e l’incontro con l’altro siano l’unica vera risposta alle violenze e agli estremismi – commenta -. Crediamo nell’educazione alla pace che parta dal basso, dalla società civile e dal mondo della scuola; un’educazione alla pace che metta al centro i giovani che, come noi, hanno deciso di non lasciare posto all’indifferenza”.

Una missione che li ha portati, dal 2014 ad oggi, a incontrare più di 30.000 studenti nelle scuole di tutta Italia.

Davide, che progetti ha in essere Non Dalla Guerra lato istruzione / educazione?

Nel contesto italiano organizziamo workshop, giornate di formazione e laboratori con studenti delle scuole superiori (ma non solo) per creare spazi e tempi di discussione sulle tematiche che sentiamo essere importanti: diritti umani, rispetto dell’altro, risoluzione non violenta e creativa dei conflitti, importanza di un solido dialogo interculturale e interreligioso. Per noi è importante fare formazione e informazione, per sviluppare una coscienza critica, sensibile e orientata alle odierne dinamiche democratiche e di rispetto dell’altro, fornendo ai ragazzi gli strumenti necessari alla comprensione della complessità legata ad alcuni scenari internazionali attuali e trasmettendo l’importanza del volontariato – soprattutto tra i giovani – come forma di impegno nelle comunità locali. Queste azioni sono per noi fondamentali e anche in questo difficile periodo di pandemia non ci siamo arresi, proponendo fin da subito percorsi di testimonianza e formazione anche on line, rientrando nel POFT 2020-2021 del Comune di Vicenza, come si può vedere sul nostro sito http://www.nondallaguerra.it/ndg-nelle-scuole/.

In Medio Oriente, invece, siamo attivi prevalentemente in Giordania grazie ad un consolidato rapporto di amicizia con Caritas Jordan, una tra le principali organizzazioni attive per l’accoglienza di profughi siriani e iracheni nel Paese. Oltre alle esperienze di volontariato che portiamo avanti da anni e che permettono a giovani di tutto il mondo di conoscere la realtà dell’accoglienza e dell’educazione in Giordania, abbiamo scelto di impegnarci concretamente attraverso l’invio di materiale scolastico per bambini e ragazzi in difficoltà economica. Nel 2020, poi, abbiamo voluto lanciare “Vicini di Banco”, una campagna di raccolta fondi finalizzata al sostegno della scolarizzazione di minori siriani, iracheni e giordani vulnerabili.

Che bisogni istruttivi ed educativi emergono nelle zone in cui “operate”?

Dobbiamo prima di tutto pensare che in Giordania sono migliaia i bambini che non possono andare a scuola: rifugiati siriani e iracheni, ma anche bambini giordani che sono privati del diritto all’istruzione. Questo perché in un Paese che ospita quasi 3 milioni di profughi su oltre 9 milioni di abitanti, dove le risorse idriche sono tra le più scarse al mondo e dove vi è una profonda instabilità socio-economica, l’accesso alla scuola pubblica è fortemente compromesso. I grandi flussi di persone che si sono rifugiate nel Paese a seguito delle crisi negli Stati confinanti, come Siria e Iraq, hanno causato un sovraffollamento delle classi, che rappresenta uno dei principali ostacoli all’istruzione. Le classi più affollate, con lunghe liste d’attesa per accedervi, possono raggiungere anche i 50 alunni e per la maggior parte dei casi sono formate da studenti con età e livelli di apprendimento molto diversi fra loro. Tutto ciò comporta un alto tasso di dispersione scolastica. Per migliaia di bambini, dunque, l’alternativa alla scuola pubblica è frequentare le scuole del Patriarcato con cui Caritas Jordan collabora. Ma sono sempre di più le famiglie siriane, irachene e giordane in situazioni di estrema difficoltà e vulnerabilità che non sono in grado di sostenere i costi per l’istruzione dei propri figli. Per questi bambini Non Dalla Guerra ha attivato la sopracitata raccolta fondi “Vicini di Banco”. Lo facciamo perché crediamo che l’educazione sia l’aspetto chiave per poter costruire un futuro migliore, donando delle prospettive concrete a chi a causa della guerra e dei conflitti ha dovuto abbandonare la propria vita e che da anni vive in una sorta di limbo.

Nell’incontro in programma il primo febbraio avrà modo di dialogare con Lara Bisin, delegata scuola di Confindustria Vicenza. Ci sono delle differenze sostanziali tra educare / istruire in Europa ed educare / istruire in Medio Oriente, soprattutto per i mezzi a disposizione. È corretto affermare questo? Come si possono, a lungo andare, spianare queste differenze?

Vi sono sicuramente delle differenze tra l’operare in Europa e l’operare al suo esterno. Si pensi per esempio al fatto che in Giordania le condizioni delle scuole pubbliche sono soggette a una forte criticità: dal sovraffollamento all’impiego di insegnanti neolaureati che spesso non hanno un’adeguata esperienza, passando per il sistema del “triplo turno” che ha portato all’organizzazione di cicli di lezioni giornaliere di sole tre ore con gruppi diversi di alunni a rotazione. Un panorama che sta compromettendo fortemente la qualità dell’insegnamento. Certo è che anche in Europa, e soprattutto in Italia, il frangente educativo non sembra essere la priorità ormai da anni. Si potrebbe poi provocatoriamente affermare che finché l’Europa delegherà a Stati terzi la gestione di crisi, come quella migratoria, è chiaro che si registrano le discrepanze di cui parliamo. Personalmente penso che una tra le cose più importanti da fare in questo senso sia ciò che viene definito “fare advocacy”, ovvero fornire supporto attivo e promozione alle realtà che mirano ad influenzare le politiche pubbliche e l’allocazione delle risorse in una prospettiva più egualitaria.

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