Eventi

Settimo incontro – lunedì 3 maggio – Co-progettazione e co-programmazione con gli enti pubblici

 

Benvenuti nella nostra Rubirca “Ci Si Vede in Rete”

Un bel gioco di parole, nato da un confronto costruttivo, per trovare il nome da assegnare a questo nuovo servizio: la rubrica on line del CSV di Vicenza “Ci Si Vede in Rete“.

Nei momenti di difficoltà, lo abbiamo detto e scritto molte volte, ciascuno esprime la propria fatica, si evidenziano gli ostacoli personali e di gruppo, emergono le ferite, le cose non risolte, il carattere che ci contraddistingue, l’operatività e i problemi, però la spinta che si genera può essere positiva, di sfida, di creatività. Anche noi, facendo tesoro dell’esperienza, dei percorsi obbligati, di quelli voluti e cercati, abbiamo messo in campo passione, amore, dedizione e speranza. Così abbiamo trovato nuove modalità per ri-allacciare i legami, per favorire il re-innesco dei circoli virtuosi disattivati, per un legame di cura. Già! Tutto passa per la cura, non soltanto sanitaria, ma anche sociale.

Ecco allora nascere l’esigenza di una nuova immagine, per gli incontri e i racconti on line, dove coinvolgere alcuni di voi insieme a tanti ospiti.

Ci siamo quindi, è nata la rubrica “Ci Si Vede in Rete” e presto riceverete tanti aggiornamenti, perchè a partire da febbraio avvieremo gli incontri e apriremo un blog dedicato, collegato al sito del CSV, e una sezione nella nostra newsletter.

Restate connessi!

Mario Palano, presidente
Maria Rita Dal Molin, direttore

 


LUCA GORI

Classe ’83, originario di Pistoia, Luca Gori è Ricercatore in Diritto Costituzionale. Sarà lui, assieme all’Avvocato Davide Cester, a indagare la tematica del settimo appuntamento online CSV – Ci Si Vede in Rete, “Co-progettazione e co-programmazione con gli enti pubblici”.

Tra i vari ruoli assunti, Luca Gori è Docente di Diritto del Terzo Settore all’Università di Pisa, consulente del Forum del Terzo settore, di CSVnet, dell’ONC. Collabora stabilmente ed è membro del comitato scientifico del CESVOT – Centro Servizi per il Volontariato della Toscana. Attualmente è membro del gruppo di lavoro, costituito presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali su delibera del Consiglio Nazionale del Terzo Settore, sulla disciplina dei rapporti fra Pubblica amministrazione e Terzo Settore. 

Dott. Gori, la sentenza della Corte costituzionale 131 del 2020, pubblicata il 1° luglio scorso, rappresenta un punto di svolta nei rapporti tra la pubblica amministrazione e il terzo settore?
Sì, decisamente. La sentenza n. 131/2020 offre una lettura costituzionale del Terzo Settore, così come individuato all’interno del Codice del Terzo Settore. La Corte afferma che il Terzo Settore è costituito da un “perimetro” di enti dotati di una serie di caratteristiche meritevoli che riguardano le loro finalità, le loro attività, la trasparenza e i controlli. Proprio per tali caratteristiche essi presentano una specifica attitudine a intercettare – prima della Pubblica Amministrazione (PA) e più efficacemente – i bisogni che sorgono nelle comunità e a organizzare risposte nuove, autonome, solidali. In questa prospettiva si comprende come la PA abbia “bisogno” di entrare in relazione con il Terzo Settore: essa, infatti, trova nel Terzo Settore un interlocutore affidabile, competente, attento che collabora nello svolgimento delle attività di interesse pubblico, ma con una propria sensibilità e un proprio tratto distintivo. La Corte utilizza la bella espressione “amministrazione condivisa”, proprio a significare che l’esercizio dell’attività amministrativa non è più appannaggio solo dei pubblici poteri da soli, ma viene “condivisa” in uno spazio nuovo costruito insieme. Potenzialmente, questa è una rivoluzione del sistema amministrativo, specialmente locale. 

La suddetta sentenza è destinata a dare un significativo impulso alla responsabilizzazione della società civile, allo sviluppo dei servizi di interesse generale e all’innovazione sociale?
Direi proprio di sì. La sentenza n. 131/2020 è – per così dire – molto “esigente”. È esigente nei confronti della
PA, che deve modificare la propria organizzazione e il tipo di relazione con il Terzo Settore; nei confronti del Terzo Settore, che deve investire nella formazione dei propri aderenti per offrire un contributo sempre più competente alla PA nella lettura dei bisogni e nell’invenzione di risposte; nei confronti di tutti gli altri “attori” dell’innovazione, dalle Università, alle fondazioni di origine bancaria, agli enti filantropici, alle imprese for profit chiamate a supportare questi processi. Insomma, l’art. 118, u.c. Cost., che esprime il principio di sussidiarietà, deve trovare ampia e convinta applicazione. Le Linee Guida recentemente approvate dal Ministero puntano a creare questo “ambiente positivo” per l’innovazione sociale, e ciascuna Regione deve – a mio giudizio – dare una propria lettura dell’amministrazione condivisa. Serve il massimo impegno: l’amministrazione condivisa è una grande opportunità, dopo anni di legittime proteste contro le rigidità dei sistemi di affidamento mediante appalto. E non possiamo permetterci di perderla. 

 


DAVIDE CESTER

Avvocato cassazionista in Padova, Davide Cester si occupa di Diritto Amministrativo e di Diritto del Terzo Settore. È consulente legale di vari Centri di Servizio per il Volontariato, tra cui quello di Vicenza, e di Enti del Terzo Settore e della Cooperazione Sociale. È stato amministratore di IPAB. Porterà, nel delicato incontro della rubrica “CSV – Ci Si Vede in Rete”, il suo sguardo attento e aggiornato.

Avvocato Cester, ci può brevemente commentare lo stato dell’arte della Riforma del Terzo Settore?
L’attuazione della riforma del Terzo Settore è ancora
a metà del guado, sotto vari profili. Il tema attuale più caldo, più volte posticipato anche a causa Covid, è la messa a regime del RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore), che coinvolge altre questioni, come il percorso di adeguamento degli statuti degli Enti del Terzo Settore (ETS) ai fini dell’iscrizione e la trasmigrazione nel RUNTS delle associazioni di volontariato e promozione sociale già iscritte ai registri regionali. Il termine è stato nuovamente prorogato al 31 maggio e gli ETS devono inserire i dati nella piattaforma on line, adeguando gli statuti nei contenuti ritenuti vincolanti dal Codice del Terzo Settore (CTS).

Devono essere ancora emanati vari decreti attuativi (es. sulle attività diverse, sui profili assicurativi, sulle funzioni di vigilanza, ecc.) e anche il profilo fiscale è in itinere: alcune norme hanno avuto immediata applicazione, ma i regimi fiscali agevolati devono ancora superare il vaglio della Commissione Europea, che deve valutare la compatibilità con il divieto di aiuti di Stato.

Sono stati emessi decreti attuativi ad es. in tema di bilancio sociale, di bilancio degli ETS e di 5 per mille.

Gli artt. 55 e 56 del Codice del Terzo Settore riguardano la coprogettazione e la coprogrammazione tra Pubbliche Amministrazioni e Volontariato. A quali opportunità aprono?
Gli artt. 55 e 56 del CTS riprendono concetti e modalità di rapporti tra PA e Terzo Settore già presenti nella legislazione precedente, portandoli a sistema e valorizzandoli. Più che una regola definita è un’opportunità offerta alla PA di applicare al meglio i principi e strumenti di sussidiarietà, cittadinanza attiva, aggregazione di risorse umane e materiali, e “amministrazione condivisa”, coinvolgendo, su un piano di parità e/o integrazione, gli ETS e più ETS (e quindi soggetti dotati di particolari caratteristiche richieste dalla legge), nello svolgimento delle funzioni pubbliche, con riferimento sia alla lettura dei bisogni e sia alla predisposizione delle risposte concrete ai bisogni. La coprogettazione resta un procedimento amministrativo che deve rispettare i principi dell’azione amministrativa (pubblicità, partecipazione, efficacia, ecc.), ma in ottica collaborativa e non competitiva come è invece l’acquisizione di un servizio mediante appalto. Va calata nella realtà del territorio.

 

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